Come affrontare i pensieri negativi: tre mosse efficaci
Affrontare i pensieri negativi: tre mosse efficaci
3 aprile 2017

Attacchi di panico: tre strategie per gestirli

Attacchi di panico: tre strategie per gestirli

Attacchi di panico: tre strategie per gestirliQuasi tutti nell’arco della loro vita hanno avuto almeno un attacco di panico. Solo alcuni però iniziano a soffrire di un vero e proprio Disturbo da Attacchi di Panico (DAP). Il DAP è caratterizzato da attacchi di panico ricorrenti e dal costante terrore che possano arrivarne altri.

Come mai, dopo il primo attacco di panico, alcune persone non hanno più nessuna manifestazione, mentre altre iniziano a soffrirne in modo ricorrente? Cosa succede alle persone che sviluppano un Disturbo da Attacchi di Panico?

Partiamo dall’inizio per capire in cosa consiste un attacco di panico!

L’attacco di panico è una manifestazione improvvisa di ansia che conduce ad una rapida escalation di angoscia e paura per la propria sopravvivenza.

IL PRIMO ATTACCO DI PANICO

Chi ha per la prima volta un attacco di panico vive un’esperienza nuova, improvvisa e non comprensibile.

Solitamente capita che, un giorno qualunque, mentre si sta sul divano a guardare la tv o si è impegnati in altre attività, emergono inaspettatamente delle sensazioni intense di ansia. Il cuore inizia a battere all’impazzata, si sente dolore al petto, sensazioni di vertigini e di sbandamento, il corpo inizia a tremare, a sudare, e così via.

Chi sperimenta tutte queste sensazioni e le sente diventare sempre più intense, inizia a pensare che sta per morire, impazzire, perdere il controllo o svenire.

In preda alla sensazione di una minaccia incombente per la propria sopravvivenza, spesso ci si reca in ospedale. Qui viene detto che si tratta solo di un attacco di panico e viene dato un calmante. Quando finisce tutto, molte persone continuano ad essere angosciate e spaventate per quello che hanno sperimentato.

 

COSA ACCADE DOPO IL PRIMO ATTACCO DI PANICO

Quello che accade dopo il primo attacco di panico può portare a sviluppare un vero e proprio disturbo.

Questo perché il primo attacco di panico può essere vissuto come un’esperienza di rottura rispetto all’equilibrio psicologico preesistente. Rimane nella memoria come una minaccia oscura e incomprensibile. Da quel momento molte persone iniziano a temere di aver perso il controllo sul proprio corpo, che “qualcosa si è rotto”, è cambiato, e che non si riuscirà a gestire questo cambiamento.

A causa di queste interpretazioni, la persona inizia ad avere il terrore che l’attacco di panico possa ricapitare, che potrebbe essere peggiore del primo e addirittura letale!

Si inizia così a sviluppare la cosiddetta “paura della paura”. Si tratta della paura di poter avere un altro attacco di panico, di poter riprovare quelle sensazioni e di sentirsi di nuovo in pericolo di vita. Questa paura condiziona la vita della persona e la induce ad evitare situazioni, persone e luoghi in cui si potrebbe verificare un ulteriore attacco di panico.

 

 

COME EVITARE DI SVILUPPARE UN DISTURBO DA ATTACCHI DI PANICO

Come fare allora per non incorrere in un vero e proprio Disturbo da Attacchi di Panico? Ecco 3 strategie, utili ad evitare di incappare nel Disturbo da Attacchi di Panico e a non avere più altri attacchi di panico.

 

1 – Dai un significato al primo attacco di panico

È importante che chi ha sperimentato l’attacco di panico, riesca a spiegarsi come mai è accaduto. L’attacco di panico ha un significato ed è importante che la persona riesca a capirlo ed inserirlo all’interno della propria storia e situazione attuale.

Il primo attacco di panico avviene in un periodo di apparente tranquillità, ma solitamente è dovuto ad una o più situazioni di stress, appena terminate o ancora in atto. Si può trattare di uno stress fisico, come una malattia, l’uso di sostanze psicotrope, farmaci o un eccessivo sforzo fisico dovuto a pressioni lavorative. Si può anche trattare di uno stress psicologico, come un lutto, una separazione o in generale dei conflitti interpersonali.

L’attacco di panico è una reazione cognitiva e fisica ad una situazione, presente o passata, percepita dalla persona come molto stressante.

 

2 – Il tuo corpo funziona perfettamente, non cercare di dimostrare il contrario!

Nell’attacco di panico il corpo funziona perfettamente, anche se si percepisce che c’è qualcosa che non va. In realtà, va tutto come deve andare, il corpo non si è “rotto”, sta solo rispondendo ad un allarme che non riusciamo a cogliere e a vedere davanti a noi.

La paura che il corpo non funzioni più come prima, porta ad un atteggiamento costante di iperattenzione al corpo e alle sue sensazioni interne.

Solitamente le persone prestano attenzione agli stimoli provenienti dall’ambiente esterno, dopo l’attacco di panico invece, ci si a focalizza maggiormente sull’interno. Porre l’attenzione sul proprio corpo, significa percepire molte sensazioni fisiche. Il corpo è vivo e in costante movimento, e il rischio è quello di interpretate quelle normali sensazioni fisiche, come segnali di un imminente pericolo.

Più sarai alla ricerca di questi segnali, più sentirai il tuo cuore battere e ti spaventerai pensando di avere un infarto!

 

3 – Smettila di avere paura di avere altri attacchi di panico

L’attacco di panico è un evento molto sgradevole che però non ha mai ammazzato nessuno! Se smetti di temerlo, smetterai di averne. L’attacco di panico giunge al culmine di un circolo vizioso. È l’interpretazione catastrofica dei segnali del corpo, che aumenta le sensazioni corporee, incrementando così il livello di ansia.

Se ritorni a dare attenzione all’esterno e non ti agiti quando percepisci le sensazioni corporee, non aumenterà l’ansia e non giungerai ad avere un attacco di panico!

Le persone che dopo un primo attacco di panico non ne sviluppano altri, sono persone che non si sono lasciate spaventare dalle sensazioni provate. Non hanno dato importanza a quello che è successo e per questo non iniziano a modificare la loro vita per evitare di avere attacchi di panico!

Riferimento bibliografico:

  • Wells, A. (1999). Trattamento cognitivo dei disturbi d’ansia. Milano: McGraw-Hill.